News
LA SORDITA'
La sordità è la riduzione più o meno grave dell’udito. Secondo la classificazione audiologica della sordità si distinguono quattro gradi in relazione all’entità della perdita uditiva espressa in decibel:
Lieve con soglia tra 20 e 40 decibel;
Media con soglia tra 40 e 70 decibel;
Grave con soglia tra 70 e 90 decibel;
Profonda con soglia uguale o superiore a 90 decibel.
All’interno della sordità profonda c’è ancora una ulteriore suddivisione:
1° gruppo: sordità con curva pantonale che abbraccia tutte frequenze tra i 125 e i 4000 hertz all’intensità di 90 decibel;
2° gruppo: sordità con curva dai 125 ai 2000 hertz all’intensità uguale o maggiore di 90 decibel;
3° gruppo: sordità con curva detta a virgola dai 125 ai 1000 hertz ad intensità maggiore ai 90 decibel.I diversi gradi di sordità influiscono in vario modo nell’acquisizione e nello sviluppo del linguaggio vocale. Ed in particolare:
Nelle sordità lievi il bambino ha uno sviluppo del linguaggio normale, cioè non è in ritardo rispetto alle tappe più significative.Non ha problemi di comprensione del significato delle parole, ma ha solo difficoltà a discriminare alcuni fonemi (omette o altera alcuni fonemi, ad esempio confonde le consonanti b con le p).
Nella sordità media il danno riguarda sia il significante che il significato, cioè il concetto sottostante alla parola. Dobbiamo parlare in questi casi di ritardo nello sviluppo del linguaggio parlato (sia nella comprensione che nella produzione). Se si aumenta l’intensità della voce migliora la comprensione del linguaggio vocale, per cui sono indispensabili la protesizzazione e l’intervento logopedico precocissimi, prima che la componente linguistica sia compromessa.
Nella sordità grave non c’è percezione del parlato. Quello che il bambino riesce a comprendere, senza protesi, anche parlando a voce molto alta vicino all’orecchio, sono la durata ed il ritmo, riuscendo a distinguere, ad esempio, un suono ripetuto da uno continuo. Solo attraverso l’intervento logopedico il bambino imparerà a parlare, ma a questo livello l’educazione è molto complessa ed è difficile che il sordo raggiunga una competenza linguistica completa sia nell’italiano scritto che parlato. Quanto più l’educazione è precoce tanto maggiori sono le possibilità di avere risultati accettabili.
CHI E' IL SORDO
"Si considera sordomuto il minorato sensoriale dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, purchè la sordità non sia esclusivamente di natura psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio" (art. 1 legge 26.05.1970 n. 381) causa della sordità è la perdita uditiva congenita o contratta prima del 12° anno di età e "corrispondente ad una ipoacusia pari o superiore a 75 db (decibel) di media tra le frequenze 500, 1000, 2000 Hertz sull'orecchio migliore" (D.M. 5.2.1992).
La sordità rallenta il processo del linguaggio parlato e rende difficoltose le relazioni sociali, la scuola e lo sviluppo culturale. In mancanza di un adeguato ausilio specializzato può condurre all'emarginazione ed all'analfabetismo.
Il recupero funzionale della sordità è possibile mediante la protesizzazione precoce, la terapia logopedia e l'istruzione scolastica secondo le modalità previste dalla legge 517/77 (art. 2 e 10), nonché dal D. Leg.vo 16.4.1994, n. 297. l'apprendimento avviene, come detto, attraverso gli occhi (vista) che sostituiscono l'udito, e con adeguate scelte metodologiche: lettura labiale e/o lingua dei segni riconosciuta dal Parlamento europeo (Direttiva 17.6.1988).
La migliore integrazione sociale del sordo è basata sul piano di recupero educativo, con piena attenzione e senso di responsabilità da parte di chi lo circonda, altrimenti il recupero del sordo in tarda età è praticamente impossibile.
In Italia la sordità grave colpisce circa una persona su 1000 ed attualmente si contano circa 50 mila sordomuti o sordi perlinguali (divenuti sordi prima di acquisire il linguaggio).
IMPIANTO COCLEARE
Possono restaurare alcune caratteristiche strutturali del nervo uditivo. Quando si tratta di ripristinare la funzionalità dell'udito, il tempismo è tutto. Gli impianti cocleari funzionano bene per i bambini con sordità congenita, o per gli adulti che hanno perso l'udito in tarda età, ma possono fare poco per gli adulti sordi dalla nascita. Ora alcuni ricercatori credono di aver scoperto il perché.Gli apparecchi cocleari bypassano le cellule ciliate danneggiate nell'orecchio interno e stimolano direttamente i nervi uditivi. Ma perché sono più efficaci se impiantati in giovane età? La risposta potrebbe essere fornita dai gatti. Come gli esseri umani, infatti, i gatti congenitamente sordi presentano una struttura anomala del nervo uditivo, con le estremità nervose prive di gran parte delle vescicole sinaptiche che trasportano i trasmettitori chimici da una cellula all'altra. Le poche vescicole presenti, fra l'altro, sono malformate o eccessivamente grandi.Per scoprire perché gli impianti cocleari sono più efficaci nei mammiferi giovani, il neuroscienziato David Ryugo del Center for Hearing and Balance della Johns Hopkins University di Baltimora e colleghi hanno impiantato i dispositivi in tre gattini di 3 mesi con sordità congenita. Dopo l'operazione, i ricercatori hanno fatto ascoltare ai gatti per tre mesi suoni ambientali e dialoghi in laboratorio. Per assicurarsi che gli impianti migliorassero l'udito dei gatti, gli scienziati hanno registrato le risposte neurali degli animali in seguito a stimolazione elettrica, un test standard che viene usato anche per i pazienti umani. Dopo il periodo di sperimentazione, gli scienziati hanno confrontato il cervello dei gatti trattati con quelli di tre gatti normali e di tre gatti sordi senza impianti. Hanno così scoperto che le strutture sinaptiche in un gruppo di fibre del nervo uditivo dei gatti normali e di quelli trattati erano indistinguibili fra loro. Ciò suggerisce che durante lo sviluppo del sistema nervoso è possibile fare "risorgere" queste sinapsi.Lo studio, descritto sul numero del 2 novembre della rivista "Science", dimostra che l'impianto di questi dispositivi in giovane età può contribuire a preservare o a restaurare alcune caratteristiche strutturali fondamentali per l'udito. E che i benefici dell'inserzione di impianti cocleari possono essere superiori ai rischi delle operazioni chirurgiche nei bambini.