sordità
Il linguaggio verbale, prerogativa specifica della specie umana, si struttura durante i primi tre anni di vita. Superato questo periodo, l’acquisizione del linguaggio diventa più difficile.
Affinché questo complesso meccanismo possa realizzarsi è indispensabile un normale sviluppo del sistema nervoso centrale, un’adeguata stimolazione da parte dell’ambiente esterno, l’integrità del sistema uditivo, dell’apparato laringeo e della via nervosa uditiva.
Lo sviluppo del cervello avviene rapidamente nel primo biennio, durante il quale esso triplica il proprio peso, mentre dai 2 ai 12 anni, quando il linguaggio è ormai ben strutturato, esso aumenta solo di una volta e mezzo.
La corteccia cerebrale presenta un rapidissimo incremento del numero di neuroni sino ai 2 anni per diminuire rapidamente da 2 ai 16 anni, epoca in cui si arresta del tutto. Durante i primissimi anni di vita nel tessuto cerebrale aumenta sia la distanza tra i neuroni sia il numero di connessioni tra di essi, espressione di una riorganizzazione e specializzazione nei circuiti cerebrali conseguenti all'acquisizione di specifiche funzioni superiori. Questo insieme di fenomeni, definito plasticità cerebrale, si protrae al massimo fino ai 2-3 anni. Superato questo periodo, l’acquisizione spontanea del linguaggio diviene oltremodo difficoltosa se non impossibile.
Il pianto, già presente alla nascita, prima involontario poi intenzionale con la crescita, costituisce l’unico mezzo per comunicare uno stato di necessità .
Dopo la terza-quarta settimana dalla nascita, compare il sorriso, ma solo verso il settimo mese esso assume un carattere significativo rispetto a situazioni gradevoli.
Il vocalizzo rappresenta l’inizio della produzione dei suoni, indipendente dal pianto, e compare verso il secondo mese; non è il tentativo di un’espressione verbale bensì una fase di allenamento motorio delle strutture che produrranno il linguaggio.
Verso il quinto mese compare la lallazione costituita dalla ripetizioni delle consonanti m, b e p seguite dalla vocale a: il bimbo prova piacere nelle ripetizione di questi suoni che non hanno ancora una finalità verbale ma costituiscono un allenamento al controllo dell’emissione vocale attraverso l’udito.
E’ solo verso il primo anno di età che il bambino accentua limitazione volontaria di quanto ascolta, attraverso modificazioni e autocorrezioni, producendo le prime semplici parole inizialmente costituite da monosillabi.
Intorno all’anno e mezzo il vocabolario consta di circa 50 parole: da questo periodo fino ai due anni il bambino inizia a costruire la frase di due parole. Tra il secondo ed il terzo anno la frase è in continua strutturazione, sebbene siano presenti errori grammaticali. Nel periodo compreso tra il terzo ed il quinto anno la frase si arricchisce con l’inserimento di articoli, preposizioni, avverbi, forme interrogative ed imperative. All’età di cinque anni si può affermare che il linguaggio sia ormai ben organizzato. Da questo periodo in poi si assiste ad un arricchimento del vocabolario e delle possibilità espressive.
Nel bambino affetto da sordità grave, le tappe dello sviluppo del linguaggio sopra descritte non hanno luogo. Un elemento importante che i genitori devono osservare con attenzione è la mancata comparsa della lallazione.
Questa grave carenza sensoriale, oltre alla mancata acquisizione del linguaggio, provoca anche alterazioni dello sviluppo psicomotorio e disturbi del comportamento. Il rapporto con la madre, in caso di sordità, è inevitabilmente ridotto al solo tatto e alla vista: dover cogliere gli stati d’animo soltanto dall’atteggiamento emotivo-affettivo e dall’espressione del viso, senza il supporto dei contenuti forniti dal linguaggio provoca i presupposti per la strutturazione di una personalità caratterizzata da diffidenza, tendenza all’isolamento, aggressività, depressione.
(dal sito Sordità.it a cura di Umberto Ambrosetti, consulente e volontario dell’Associazione Ascolta e Vivi ONLUS. Ricercatore Cattedra di Audiologia Università degli Studi di Milano e di Luca Del Bo, bioingegnere.)