sordità
L’intervento riabilitativo logopedico è basato su un rapporto di fiducia e collaborazione con il bambino ed i genitori, è quindi determinante un periodo di osservazione del piccolo paziente prima dell’intervento specifico.
Uno dei principali compiti del logopedista consiste nel far superare ai genitori, eventualmente con la supervisione di uno psicologo, le inevitabili reazioni negative conseguenti alla diagnosi di sordità del bambino. Attraverso una giusta consapevolezza delle possibilità di recupero si può creare un’atmosfera serena, e quindi di collaborazione tra i vari componenti della famiglia, condizione indispensabile per la riuscita della riabilitazione.
L’intervento specifico inizia nel momento dell’adattamento della protesi acustica alla particolare sordità del paziente. In base alla precocità della diagnosi, la riabilitazione può essere distinta in educazione e rieducazione.
Quando la diagnosi e l’applicazione della protesi vengono effettuate entro i 16-18 mesi, si parla di educazione: in questo periodo vi è la certezza che i meccanismi di acquisizione del linguaggio non hanno ancora subito significative compromissioni a meno che non siano presenti patologie di ordine neuro-psichiatrico (psicosi, autismo, schizofrenia, insufficienza mentale).
Il lavoro del logopedista, affiancato dalla madre, si basa su una forte stimolazione sonora e verbale del bambino per attivare la strutturazione del linguaggio. E’ indispensabile che la madre sia costantemente informata dal logopedista circa il programma rieducativo per ottenere una concreta collaborazione.
La terapia rieducativa tiene conto dell’evoluzione del linguaggio cercando di ricreare le tappe del suo normale apprendimento: con la continua stimolazione il bambino è in grado di capire che ogni oggetto e ogni situazione ha una specifica denominazione.
La prima fase educativa, basata sul lavoro di associazione di significati sonori e verbali, è parallela alla presentazione di suoni onomatopeici e di situazioni della vita familiare, per facilitarne l’imitazione. Con il passare del tempo i suoni costituiti da fonemi vengono sostituiti da parole e l’articolazione si perfeziona, con conseguente miglioramento del linguaggio.
Verso i 2 anni di età, l’intervento psicomotorio diventa complementare a quello logopedico, e questo è utile per superare le difficoltà di ordine motorio che spesso si associano alla sordità.
Per il recupero del bambino sordo viene utilizzata anche la musicoterapia, metodica riabilitativa con finalità diverse dall’insegnamento convenzionale della musica. Questo tipo di terapia si può iniziare intorno ai 2 anni di età, o anche prima, facilitando la percezione dei suoni e inducendo la consapevolezza del ritmo. Con questa innovativa metodica si ottengono risultati spesso sorprendenti ed insperati, che portano il sordo ad un’analisi raffinata del suono.
La rieducazione invece si pratica quando il bambino non ha acquisito il linguaggio o lo ha strutturato parzialmente con schemi espressivi e comportamentali alterati, a causa di una diagnosi effettuata oltre i 3 anni di età. L’intervento del logopedista deve tenere ovviamente conto del grado di perdita uditiva.
Nel caso di sordità media vengono corrette le dislalie audiogene e il timbro della voce; nelle sordità gravi e soprattutto profonde si cerca di ottenere una distinzione tra suoni e rumori ambientali.
I principi della rieducazione si basano sull’allenamento acustico, sull’impostazione dei vari fonemi, sull’acquisizione di parole e frasi contenenti i fonemi che vengono progressivamente impostati, sull’esecuzione di esercizi per lo sviluppo della comprensione del linguaggio.
Con la rieducazione si interviene quando ormai il soggetto non ha più quella plasticità cerebrale indispensabile all’apprendimento naturale del linguaggio. I risultati sono quindi meno significativi rispetto all’intervento educativo, attuabile grazie alla diagnosi precoce della sordità.
L’intervento logopedico non si limita solamente all’acquisizione del linguaggio ma continua nel tempo, facilitando l’inserimento del bambino prima nella scuola materna e successivamente attraverso l’iter scolastico.
E’ sempre il logopedista, ormai perfettamente a conoscenza di limiti e capacità del piccolo, ad affiancare gli insegnanti per ottenere il migliore inserimento nel mondo degli udenti, indispensabile presupposto per affrontare il lavoro e tutte le esperienze della vita.
(dal sito Sordità.it a cura di Umberto Ambrosetti, consulente e volontario dell’Associazione Ascolta e Vivi ONLUS. Ricercatore Cattedra di Audiologia Università degli Studi di Milano e di Luca Del Bo, bioingegnere.)